Associazione Pro Loco del Comune di Roseto Valfortore (Fg)

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ROSETO VALFORTORE E LA SUA STORIA di G. FALCONE

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Il Settecento, contrassegnato dal governo spagnolo (così come tutto l’Ottocento) è stato il secolo delle calamità: l’eruzione del Vesuvio, la peste bubbonica, i gravami fiscali e anche Roseto non sfugge a tanta sfortuna. Nell’Ottocento, periodo dei Borbone, anche Roseto si è levato contro il loro malgoverno e non sono mancate punizioni e persecuzioni. Da noi il popolo ha occupato le terre in segno di sdegno tra cui il bosco di Vetruscelli e alla sommossa ha partecipato una marea di gente. La maggior parte degli uomini sono stati identificati e condannati.

Nel 1849 il paese è in stato di assedio: giungono i Dragoni a cavallo e sedano la rivolta. Il primo squadrone si è diretto al Fortore, il secondo ai Paduli, il terzo nelle strade interne, ma all’arrivo degli squadroni i Rosetani erano già fuggiti a Benevento. Finalmente anche Roseto può esultare per la tanto attesa ed imminente unificazione d’Italia e nel plebiscito del 28 ottobre 1860 tutti gli impiegati municipali sono stati invitati a giurare fede al nuovo re sabaudo. I Garibaldini si sono fermati a Roseto solo tre giorni perché il popolo non ha dato nessun segno di sommossa anzi, nel 1863 i Commissari sabaudi della commissione d’inchiesta, dopo una visita in Capitanata specie nei boschi del Fortore, hanno menzionato le guardie nazionali di Pietra, Casalnuovo e Roseto. Quando l’Italia era ormai unita a Roseto si creano due partiti: uno filoborbonico, l’altro liberale e, rispettivamente uno si trovava verso la zona del Titolo ed era detto “Partito di sopra, l’altro Sottosanti era detto “Partito disotto”. Il partito di sotto, detto anche dei Sottosantai, apparteneva alla corrente di sinistra (patrioti e carbonari) e facevano capo alla famiglia Capobianco che abitava Sottosanti dove godeva di popolarità. Il partito di sopra, invece,faceva capo alla famiglia De Cesare con ideali di destra (conservatori).

Il periodo tra il 1880 e il 1900 è stato giudicato quello dell’emigrazione incontrollata e senza protezione: per sfuggire alla povertà tanti uomini sono incappati in veri e propri furfanti che, approfittando dell’ignoranza dei più, spesso hanno spacciato monete false o hanno avuto pretese da usurai su quanti richiedevano denaro per il viaggio di partenza. Per fortuna il destino della maggior parte dei Rosetani è sfuggito a questo ingranaggio e, al contrario, ha assicurato ai singoli una comunità all’estero e un futuro radioso. I nostri coraggiosi immigrati hanno dato vita aduna comunità in America che porta lo stesso nome del paese natio: Roseto in Pennsylvania. La storia di questa comunità di Rosetani è cominciata nel 1882 quando pochi, undici coraggiosi si sono imbarcati su un bastimento per sbarcare dopo quarantacinque giorni di viaggio a New York. I nostri primi emigrati sono stati, all’inizio, ingaggiati in una cava di ardesia e cemento per venti centesimi all’ora e hanno dormito in capanne e tettoie o anche in pollai. Il guadagno, seppure sudato, di un dollaro al giorno ha attirato altri gruppi di Rosetani che, a fatica, erano riusciti a mettere da parte i soldi per il viaggio. Tra i nuovi arrivati alcuni sono giunti in Canada, altri vicino Bangor e, ormai cresciuti di numero, hanno cominciato a concepire l’idea di fissare la loro dimora stabilmente in quel luogo. Così, i primi Rosetani hanno cominciato a comprare lotti di suolo edificabili e hanno costruito le prime case. Fra loro i primi sono stati Nicola Rosato, Lorenzo Falcone e Giovanni Policelli che possono essere considerati i veri fondatori di Roseto Pa. Quando si è pensato al nome da dare a tutto il gruppo di case, il primo è stato Immacolatella, come l’ultimo quartiere napoletano visto prima di partire; poi quello di “Nuova Italia”, infine quello di Roseto. Intanto sono giunti presso la comunità di Rosetani altri emigranti alcuni non senza scotto: nel 1891 una nave passeggeri è naufragata nello Stretto di Gibilterra e otto dei dodici Rosetani sono morti. Ma l’espatrio è continuato ogni giorno di più e nella loro comunità i Rosetani hanno cominciato a mettere a frutto le loro capacità e il proprio mestiere: si sono aperti negozi, sartorie e saloni da barbiere. Addirittura nel 1889, due anni dopo aver costruito le prime case, già si è festeggiata la Madonna del Carmine l’ultima domenica di Luglio. Naturalmente in una festa non può mancare qualcuno che sappia suonare uno strumento e così tra il 1891 e il 1894 si è formato anche il primo gruppo bandistico diretto dal Maestro Filippo Carrescia chiamata “Roseto Cornet Band”. A lungo andare anche le donne hanno cominciato a partire. Le mogli hanno raggiunto i mariti e pian piano anche le ragazze hanno raggiunto i fidanzati e Roseto d’America ha allargato i suoi confini. Nel 1901 la borgata ha assunto il nome di Roseto in Pa. e, ufficialmente, nel 1912. Poco dopo il Comune ha avuto anche la sua amministrazione e il primo sindaco è stato Filippo Sabatino. Nel 1962 Roseto in Pa. ha festeggiato cinquanta anni con una festa chiamata “Golden Jubille”. Questo paese dalla storia eccezionale continua ad esistere e a progredire sempre più. Ma ritorniamo indietro per parlare di quanti, invece, non sono emigrati e sono rimasti a Roseto.

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